<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Galileo 2010</title>
	<atom:link href="http://www.galileo2010.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.galileo2010.it</link>
	<description>Il fascino dell&#039;astronomia</description>
	<lastBuildDate>Tue, 10 Apr 2012 15:10:27 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.1.2</generator>
<xhtml:meta xmlns:xhtml="http://www.w3.org/1999/xhtml" name="robots" content="noindex" />
		<item>
		<title>Cenere vulcanica su Marte</title>
		<link>http://www.galileo2010.it/astronomia/cenere-vulcanica-su-marte-2/</link>
		<comments>http://www.galileo2010.it/astronomia/cenere-vulcanica-su-marte-2/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 08:55:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Astronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Cenere vulcanica]]></category>
		<category><![CDATA[Colate laviche]]></category>
		<category><![CDATA[I Meridiani Planum]]></category>
		<category><![CDATA[Mars Odyssey]]></category>
		<category><![CDATA[Marte]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.galileo2010.it/?p=24</guid>
		<description><![CDATA[Testimonianze fotografiche trasmesse sulla terra dalle sonde Mars Odyssey e Mars Express, riportano due aree della superficie marziana dove risultano ben visibili evidenti tracce di colate laviche. Ulteriori conferme dunque, relative attività vulcanica del Pianeta Rosso, composto da un sottosuolo molto simile a quello della terra. Il Meridiani Planum Meridiani Planum è una pianura situata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.galileo2010.it/wp-content/uploads/2011/11/Astronomia1-300x300.jpg" alt="Astronomia" title="Esplosione" width="300" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-25" /><strong>Testimonianze fotografiche trasmesse sulla terra dalle sonde Mars Odyssey e Mars Express, riportano due aree della superficie marziana dove risultano ben visibili evidenti tracce di colate laviche. Ulteriori conferme dunque, relative attività vulcanica del Pianeta Rosso, composto da un sottosuolo molto simile a quello della terra. </strong></p>
<h2>Il Meridiani Planum</h2>
<p>Meridiani Planum è una pianura situata al nord degli altipiani a sud di Marte, a metà strada tra le regioni di Tharsis e, a sud-est, di Hellas Planitia. Vista attraverso un telescopio, questa regione appare come una particolare macchia scura, prossima al cerchio dell&#8217;equatore marziano. Sulla sua superficie è possibile osservare un cratere da impatto del diametro di circa 50 chilometri, che appare ricoperto da una particolare materiale nero. Le foto scattate nel 2005 dalla sonda Mars Express, in orbita attorno al pianeta, hanno indotto gli scienziati a ipotizzare che questo materiale possa essere in realtà cenere vulcanica, come testimonierebbe l’area circondante il cratere, cosparsa da striature ed accumuli dello stesso materiale. Si potrebbe dunque pensare che questa coltre nera sia stata sollevata e trasportata a diversi chilometri di distanza dalla forza dei venti marziani. Rimane da comprendere se la presenza di questo materiale sia riconducibile ad un’attività vulcanica sviluppatasi in loco a seguito dell’impatto del meteorite, oppure provenga da molto, molto più lontano.</p>
<h2>Le testimonianze di Mars Odyssey</h2>
<p>Altre evidenti tracce di attività vulcanica possono essere rilevate dall’analisi delle foto scattate dalla sonda Mars Odyssey. In alcune di essere è possibile osservare sulla superficie del pianeta un’insolita formazione rocciosa dai contorni frastagliati, erroneamente scambiata ad una prima analisi per l’alveo prosciugato di un antichissimo lago. L’analisi del colore del materiale di cui è composta e l’insolita attività erosiva che le ha dato forma, ha portato gli scienziati a ipotizzare che sia composta in realtà da cenere vulcanica, materiale dalla densità molto bassa e quindi visibilmente differente dalla roccia che lo circonda. Le immagini, ricavate dal sistema di Thermal Emission Imaging della sonda, ritraggono una formazione che si estende per circa 10 chilometri, all’interno di un cratere dal diametro molto esteso. </p>
<p>Foto: Stefan Kuhn &#8211; Fotolia</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.galileo2010.it/astronomia/cenere-vulcanica-su-marte-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le aurore boreali viste dallo spazio</title>
		<link>http://www.galileo2010.it/astronomia/le-aurore-boreali-viste-dallo-spazio/</link>
		<comments>http://www.galileo2010.it/astronomia/le-aurore-boreali-viste-dallo-spazio/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 08:49:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Astronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Aurore boreali]]></category>
		<category><![CDATA[Aurore polari]]></category>
		<category><![CDATA[Caleidoscopio]]></category>
		<category><![CDATA[Fisica e magia]]></category>
		<category><![CDATA[Nasa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.galileo2010.it/?p=21</guid>
		<description><![CDATA[Spettacolo mozzafiato osservabile soltanto nelle regioni polari del nostro pianeta, le aurore boreali sembrano essere ancora più affascinanti quando viste dallo spazio, come testimoniano le immagini trasmesse dal satellite della NASA IMAGE e le foto scattate dagli astronauti della stazione orbitante internazionale nell’ottobre del 2011. Un fenomeno tra fisica e magia Le aurore polari vengono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.galileo2010.it/wp-content/uploads/2011/11/Satellite-300x200.jpg" alt="Satellite artificiale" title="Satellite" width="300" height="200" class="alignleft size-medium wp-image-22" /><strong>Spettacolo mozzafiato osservabile soltanto nelle regioni polari del nostro pianeta, le aurore boreali sembrano essere ancora più affascinanti quando viste dallo spazio, come testimoniano le immagini trasmesse dal satellite della NASA IMAGE e le foto scattate dagli astronauti della stazione orbitante internazionale nell’ottobre del 2011.</strong></p>
<h2>Un fenomeno tra fisica e magia</h2>
<p>Le aurore polari vengono denominate australi o polari a seconda dell’emisfero della terra in cui si manifestano. Possono essere descritte come giochi naturali di luci nel cielo osservabili in particolare alle alte latitudini (Circolo Polare Artico e Antartide), e sono causate dalla collisione di particelle cariche provenienti dal sole con gli atomi dell’atmosfera terrestre presenti ad alta quota.<br />
In antichità, molti popoli nordici spiegavano questo fenomeno come il luccichio delle armature delle valchirie al galoppo attraverso il cielo, anche se la forma in cui si manifestano è in realtà più simile ad un arco di luci multicolori, che possono attraversare anche l’intero orizzonte. Se dalla terra il loro spettacolo è ben noto e studiato, la potenza e la varietà delle aurore appare ancora più sorprendente se osservata al di là della terra, dallo spazio profondo.</p>
<h2>Immagini d’autore</h2>
<p>Si presenta come un’incredibile caleidoscopio di luci verdi, gialle e bianche quello ripreso dagli astronauti della stazione orbitante internazionale (IIS) il 18 ottobre scorso, simile a uno spettacolo pirotecnico ad alta quota che si estende per i cieli dell’interno Nord America. I video di questo incredibile fenomeno, visibili sul Gateway to Astronaut Photography of Earth e disponibili sul sito web http://eol.jsc.nasa.gov, sembrano davvero sequenze tratte dal 2001 Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick, di cui condividono poesia e sogni. Altrettanto impressionanti le immagini riportate dal satellite IMAGE l’11 settembre 2005, a seguito di una tempesta solare di grande potenza che ebbe come principale effetto sul nostro pianeta la formazione di un’aurora polare ampia quanto l’intera estensione dell’Antartide. Queste immagini sono state incrociate dalla NASA con quelle ricavate dal suolo terrestre, con risultati molto interessanti: se dallo spazio l’aurora appariva come un gigantesco alone verde osservabile solo nello spettro ultravioletto, sul nostro pianeta lo stesso fenomeno si presentava come una cortina di luce scintillante nel cielo notturno.</p>
<p>Foto: cristimatei</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.galileo2010.it/astronomia/le-aurore-boreali-viste-dallo-spazio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il bagliore fantasma di Cefeo</title>
		<link>http://www.galileo2010.it/astronomia/il-bagliore-fantasma-di-cefeo/</link>
		<comments>http://www.galileo2010.it/astronomia/il-bagliore-fantasma-di-cefeo/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 Oct 2011 07:58:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Astronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Il bagliore fantasma di Cefeo]]></category>
		<category><![CDATA[La stella di Cefeo]]></category>
		<category><![CDATA[Le cinque stelle brillanti]]></category>
		<category><![CDATA[Max Wolf]]></category>
		<category><![CDATA[Polvere cosmica e strani bagliori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.galileo2010.it/?p=8</guid>
		<description><![CDATA[Cefeo è una delle 88 costellazioni moderne, confinante con l’Orsa Minore e il Cigno. Prende il nome dal mitico Re dell’Etiopia, padre di Andromeda e marito di Cassiopea. Oltre ad essere composta da 5 stelle particolarmente brillanti, Cefeo è anche teatro di un particolarissimo fenomeno astronomico, conosciuto come il “bagliore fantasma”. La stella di Cefeo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.galileo2010.it/wp-content/uploads/2011/11/Costellazioni-300x201.jpg" alt="Sistema solare" title="Costellazioni" width="300" height="201" class="alignleft size-medium wp-image-9" /><strong>Cefeo è una delle 88 costellazioni moderne, confinante con l’Orsa Minore e il Cigno. Prende il nome dal mitico Re dell’Etiopia, padre di Andromeda e marito di Cassiopea. Oltre ad essere composta da 5 stelle particolarmente brillanti, Cefeo è anche teatro di un particolarissimo fenomeno astronomico, conosciuto come il “bagliore fantasma”.</strong></p>
<h2>La stella di Cefeo</h2>
<p>Cepheus è composta da 5 stelle principali, incredibilmente affascinanti ed emettenti quattro spettri di colore diversi: bianco, arancione, azzurro e rosso. I loro nomi sono Alderamin, Alrai, Alfirk, Al Agemim ed Erakis (o α, γ, β, μ e η Cephei). Considerate in termini di spazi siderali, queste stelle (ad eccezione di Alfirk) non sono troppo distanti dalla terra: si va infatti da un minimo di 45 a un massimo di 49 anni luce. Erakis ha inoltre la particolarità di essere una delle più grandi stelle ad oggi conosciute, in assoluto la più grande visibile senza telescopio, nonostante sia piuttosto difficile da osservare ad occhio nudo.</p>
<h2>Polvere cosmica e strani bagliori</h2>
<p>Ai margini settentrionali del Cefeo è possibile osservare un complesso di nubi di polvere cosmica che ha guadagnato l&#8217;attenzione degli astronomi nel 1908, quando Max Wolf e agosto Kopff notarono per la prima volta la sua struttura complessa. Questa particolare configurazione porta alla creazione di uno strano bagliore, alquanto spettrale, conosciuto come “Cepheus Flare”, nient’altro che polvere cosmica visibile grazie alla debole luce riflessa delle stelle della costellazione. Al centro di Cefeo è possibile notare inoltre un globulo di Bok, una conformazione cosmica che può apparire agli occhi dei profani molto simile a una grande nube scura. Uno dei margini di questo globulo sta di fatto collassando e dà luogo a un fenomeno ancora più affascinante e interessante: la nascita di un nuovo sistema solare binario. Niente di paranormale quindi, ma semplicemente l’eterno mistero notturno del cielo stellato.</p>
<p>Foto: ingenium-design.de &#8211; Fotolia</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.galileo2010.it/astronomia/il-bagliore-fantasma-di-cefeo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L’unione astronomica internazionale</title>
		<link>http://www.galileo2010.it/enti-e-associazioni/l%e2%80%99unione-astronomica-internazionale/</link>
		<comments>http://www.galileo2010.it/enti-e-associazioni/l%e2%80%99unione-astronomica-internazionale/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 15 Jul 2011 08:06:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enti e Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Composizione e Organizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Corpi celesti]]></category>
		<category><![CDATA[l'Unione Astronomica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Nomenclatura delle stelle]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca delle costanti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.galileo2010.it/?p=12</guid>
		<description><![CDATA[Organismo forse poco noto al grande pubblico, l’Unione Astronomica Internazionale (IAU) riunisce le società astronomiche di tutto il pianeta. Fondata nel 1919, ha sede a Parigi e si costituisce come organizzazione internazionale non governativa composta da 68 paesii e 10003 membri individuali. Composizione e organizzazione La mission statutaria dell’IAU è quella di promuovere e salvaguardare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-13" title="Sistema solare" src="http://www.galileo2010.it/wp-content/uploads/2011/11/Astronomia-300x200.jpg" alt="Astronomia" width="300" height="200" /><strong>Organismo forse poco noto al grande pubblico, l’Unione Astronomica Internazionale (IAU) riunisce le società astronomiche di tutto il pianeta. Fondata nel 1919, ha sede a Parigi e si costituisce come organizzazione internazionale non governativa composta da 68 paesii e 10003 membri individuali. </strong></p>
<h2>Composizione e organizzazione</h2>
<p>La mission statutaria dell’IAU è quella di promuovere e salvaguardare la scienza dell’astronomia in tutti i suoi aspetti attraverso la cooperazione internazionale. Questo obiettivo si declina in una miriade di attività scientifiche ed educative, promosse e organizzate da 12 divisioni scientifiche e da oltre 40 commisioni specialistiche in grado di studiare e analizzare ogni aspetto dell’astronomia. Le attività si sostanziano in un fitto calendario di simposi internazionali (9 ogni anno) promossi dalla IAU, ai quali va ad aggiungersi l’assemblea annuale dell’organizzazione, con cadenza triennale. La sua particolare forma giuridica prevede inoltre che possano farne parte sia le società astronomiche afferenti alle singole nazioni, sia membri individuali, normalmente personalità legate al mondo dell’astronomia, ricercatori e scienziati.</p>
<h2>La nomenclatura delle stelle e la ricerca delle costanti</h2>
<p>Ma di quali aspetti si occupa nello specifico l’Unione Astronomica Internazionale? Il ventaglio degli argomenti trattati è davvero molto ampio. Si va dalla ricerca e dalla definizione delle cosiddette costanti fisiche e astronomiche, alla nomenclatura delle stelle. Dalla promozione di attività educative e divulgative legate all’astronomia (in collaborazione con altri importanti organismi internazionali come l’Unesco e il Cospar), ai servizi di informazione e allerta riguardanti i fenomeni astronomici improvvisi. Ogni qualvolta viene scoperto un nuovo pianeta o stella, è l’IAU ad assegnargli un nome, così come è la stessa organizzazione a decidere la composizione e la superficie delle costellazioni. Lo stesso discorso vale per i cosiddetti “declassamenti” dei corpi celesti. A proposito è da ricordare la celebre retrocessione di Plutone da pianeta vero e proprio a “pianeta nano”, decisione dettata dalle dimensioni del corpo celeste, misurato con nuovi strumenti e ritenuto troppo piccolo per essere considerato come nono pianeta del nostro sistema solare. L’assemblea generale IAU del 2006, riunita a Praga, sancì inoltre la promozione di tre grandi asteroidi Cerere, Caronte e 2003 UB313 (Xena) allo stesso status di Plutone, ridisegnando di fatto la nomenclatura e la classificazione complessiva dei pianeti più prossimi alla terra.</p>
<p>Foto: visdia</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.galileo2010.it/enti-e-associazioni/l%e2%80%99unione-astronomica-internazionale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Alla ricerca di metropoli aliene</title>
		<link>http://www.galileo2010.it/astronomia/alla-ricerca-di-metropoli-aliene/</link>
		<comments>http://www.galileo2010.it/astronomia/alla-ricerca-di-metropoli-aliene/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 01 May 2011 14:38:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Astronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Impianti minerari]]></category>
		<category><![CDATA[La Piana di Cydonia]]></category>
		<category><![CDATA[Marte]]></category>
		<category><![CDATA[Metropoli aliene]]></category>
		<category><![CDATA[Pianeta rosso]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.galileo2010.it/?p=4</guid>
		<description><![CDATA[Per chi crede nell’esistenza di vita extraterrestre il passo è breve: l’analisi di una grande quantità di fotografie scattate sulla Luna e su Marte avrebbe infatti rivelato la presenza di curiose costruzioni e configurazioni architettoniche sulla superficie dei due pianeti. Effetti ottici di luci e ombre o vere e proprie costruzioni aliene? Marte e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5" title="Pianeti" src="http://www.galileo2010.it/wp-content/uploads/2011/11/Pianeti-300x179.jpg" alt="Sistema solare" width="300" height="179" /><strong>Per chi crede nell’esistenza di vita extraterrestre il passo è breve: l’analisi di una grande quantità di fotografie scattate sulla Luna e su Marte avrebbe infatti rivelato la presenza di curiose costruzioni e configurazioni architettoniche sulla superficie dei due pianeti. Effetti ottici di luci e ombre o vere e proprie costruzioni aliene?</strong></p>
<h2>Marte e la piana di Cydonia</h2>
<p>Il pianeta rosso è stato oggetto di studio di numerose missioni di studio ed esplorazione negli ultimi trent’anni. In particolare Il 25 luglio del 1976, la sonda Viking 1 realizzó sopra una regione del pianeta, denominata Cydonia, una foto che mostrava una configurazione rocciosa a forma di volto, che sulle prime venne considerata artificiale. Al suo fianco, alte conformazioni piramidali e geometriche fecero immediatamente pensare a un’archittettura urbana, inducendo gli osservatori più fantasiosi a ipotizzare l’esistenza di vere e propria città in rovina su Marte. Altre foto del telescopio Hubble hanno mostrano in alcune regioni del pianeta strutture che apparirebbero artefatte, nelle quali gli ufologi riconoscono sculture, edifici geometrici e addirittura vere e proprie reti di strade, tunnel e gallerie. In attesa che l’uomo metta piede sul pianeta rosso, l’enigma della vita su Marte resta lontano dall’essere risolto.</p>
<h2>Impianti minerari e città seppellite sulla Luna</h2>
<p>L’analisi di altre foto satellitari farebbe pensare alla presenza di configurazioni apparentemente artificiali anche sulla superficie del nostro satellite. Alcuni ufologi arrivano ad affermare che già durante la missione dell’Apollo 11 del 1969, Neil Armstrong riportò di aver visto lungo il bordo di un cratere svariati oggetti luminosi dalla forma riconducibile a un’astronave. Da qui, i vari rumors succedutisi negli anni, che affermano l’esistenza di una base aliena situata sul lato oscuro della luna, non visibile dalla terra. Altre affermazioni affascinanti, ma tutte da verificare sono quelle di Ken Johnston, ex analista Nasa.  Johnston asserisce infatti che l’agenzia spaziale americana starebbe nascondendo la scoperta di oggetti artefatti sul suolo lunare, i quali costituirebbero la prova incontrovertibile della presenza di civiltà abitanti in tempi remoti il nostro satellite. Lo testimonierebbero, oltre a questi oggetti, le rovine di antichissime città tutt’oggi ben visibili.</p>
<p>Foto: Matthias Haas &#8211; Fotolia</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.galileo2010.it/astronomia/alla-ricerca-di-metropoli-aliene/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

